E’ uscito l’ultimo romanzo di Maurice G. Dantec

Sinossi:

Quando un neurovirus psicogeno si insinua nel vostro cervello, quando i vostri sensi vi connettono ad una stazione spaziale Mir che si perde nello spazio profondo, quando uno Stato poliziesco e igienista vi cancella dalla circolazione perché pensa che sia possiate diventare troppo pericolosi, non avete molte altre alternative. A parte fare una rapina in banca e fuggire dall’altra parte del mondo…

“Non avevamo altre alternative, io e Karen, quando abbiamo deciso di fottere lo Stato che cercava di fottere le nostre vite”.

Un’autostrada che va verso il sud, con il suono di un sassofono kamikaze, la fuga allucinata di una coppia infettata da uno strano neurovirus che connette i loro cervelli ad una stazione spaziale Mir e al suo angelo custode, il jazzista Albert Ayler. Un viaggio al di là della realà e dell’infinito, attraverso stati alterati della coscienza e fasi di riadattamento.

Un Maurice Dantec nella vena di “Babylon Babies” e de “La Sirena Rossa”.

Ci si augura veramente sia così e la copertina del libro, edito da Albin Michel, in perfetto stile pop-art, à la Jim Steranko che disegna la Contessa Valentina Allegro De La Fontaine per la cover di un albo di Nick Fury, lascia ben sperare…

Vi saprò dire.

Me le canto e me le suono…

Pubblico questa recensione a “Il tempo è dileguato”, il mio libro disponibile per il download gratuito su www.lulu.com (seguite pure il link in questa stessa pagina), perché è troppo bella. Anche per essere vera…

Stupendo puzzle italo-partenopeo

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30 nov 2008

di Peter Patti

Molti si chiederanno a che cosa serve il download gratuito se l’autore è così bravo. Serve, serve. Aiuta per esempio ad avvicinarsi al testo senza paura di prendere la classica “cantonata” e di poterne valutare con tutta calma la qualità. E’ a questo modo che ci si può appressare ai narratori non famosissimi e si arriva a conoscerli. Per me, Mario Uccella (il quale pubblica in maniera sottilmente ironica con la ‘Birdy Press’) è un’assoluta rivelazione, e questo suo Il tempo è dileguato rappresenta piuttosto un tentativo di ritrovarlo, quel tempo, raccontando vicende criminali in un’Italia (“Questo nostro paese dei sogni”) che ai più giovani sembrerà remotissima, ma che è quella dei cambiamenti su quali si fonda il nostro folle presente.
Uno dei pregi del romanzo sono i richiami a canzoni, fonti “culturali” ed eventi mondiali o strettamente legati alla famigerata Prima Repubblica: un vero piccolo dizionario della memoria. Noi in quale Repubblica viviamo? Nella Seconda? Nella Terza?… Beh, al di là delle nostalgie (irrisolvibili se non in forma artistica, come ci insegna Uccella), rimangono l’eccellente intreccio giallo, una manciata di personaggi indimenticabili e le loro vicende affettive – oltre alle loro passioni ideologiche -, che ce li rende così umani.

Facit: libro intelligente e scritto benissimo. Mario Uccella è una garanzia. Raccomandato!

n.b. le sei stelle sono il massimo della valutazione possibile.

Ma cos’è questa crisi?

Che siamo in recessione è chiaro pure ai bambini.

Che si debbano fare dei tagli e dei sacrifici sui beni di consumo è altrettanto chiaro.

Sarebbe naturale, per smuovere il mercato, che si abbassino i prezzi per favorire il commercio, gli acquisti…

Sarebbe.

E invece i geniacci di www.lulu.com hanno deciso di aumentare i prezzi di composizione e stampa dei libri…

I miei sono passati da un giorno all’altro e senza alcun preavviso da tredici + spese di spedizione (“Il tempo è dileguato”) e sette + spese (“Policeman Blues”) a diciannove + le spese il primo e quasi dieci + le spese, il secondo.

Persino Giuseppe Genna nel suo sito (www.giugenna.com) ne ha parlato e se ne è lamentato al punto di sospendere la vendita di “Medium”, il suo romanzo più personale, pubblicato attraverso quel sito. Credo che persino Simone Sarasso e Daniele Rudoni, gli autori di “U.W.S.” abbiano avuto identiche difficoltà, ritirando le copie del quarto numero della loro miniserie a fumetti pochi giorni dopo la pubblicazione con la scusa ufficiale di errori nella stampa…

Per quel che mi riguarda, ho impostato a zero i miei guadagni per la stampa delle copie, come già avevo fatto per il download, gratuito da tempo, e che mi sta dando molte soddisfazioni, con quasi cinquecento copie scaricate del romanzo “Il tempo è dileguato”.

Questo sempre che si voglia offrire il beneficio del dubbio al contatore accessi di lulu e, visto l’andazzo, sinceramente, non so se vale la pena di stare a credergli…

Mario

Four hundred twentythree and counting…

423 su 512.

Quattrocentoventitre download su cinquecentododici contatti sul sito di lulu.com.

“Il tempo è dileguato” si sta rivelando quello che si dice un long download seller, ovvero un campione dei download, Otto persone su dieci di quelle che capitano nella pagina che lo riguarda, lo scaricano senza pensarci due volte, magari basandosi solo sulla descrizione della storia o leggendo in pdf le prime dieci pagine del romanzo.

Non l’avrei mai creduto possibile.

Facendo un paragone (molto aleatorio, sia chiaro) si potrebbe dire che se l’avessi pubblicato in maniera “seria”, ovvero se qualcheduno di coloro che mi hanno contattato per spillarmi quattrini ci avesse creduto davvero, adesso si ritroverebbe tra le mani un libro campione di vendite (il paragone sembrerà irriverente, ma pensateci: l’80% di download, l’80% di vendite… su mille copie sono 800 vendute!) come pure lo sembra “Policeman Blues”, stabilmente oltre il 90% dei download sin dal suo apparire su lulu.com.

Sapete qual’è l’unico mio cruccio?

Che sino ad ora nessuno si sia fatto vivo in qualche modo per contattarmi, dirmi cosa ne pensa del mio libro, anche se lo trova una ciofeca illeggibile…

Nessuno.

Strano vero?

Eppure è così.

Beh, sapete cosa voglio dirvi?

Grazie lo stesso. E prometto che il seguito, atteso per il 2009, dal titolo “Fino alla fine del mondo”, sarà anche meglio.

See ya.

Butch Cassidy se n’è andato…

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Mentre Henry Gondorff starà organizzando la più maestosa Stangata nei secoli dei secoli.

Intanto, Eddie Felson sta raggiungendo Minnesota Fats in paradiso per cominciare la più grande ed interminabile partita a biliardo della storia.

Paul Newman (1925-2008)

In memoriam

Paul Newman come Detective Harper

Paul Newman come Detective Harper

Io ve lo dico. Eh si, ve lo dico…

Nel senso che dopo la “sbornia” delle ferie (per chi le ha potute fare…) e mentre si approssima un autunno caldo come l’Inferno su innumerevoli fronti, a partire dalla società civile, torno ad immergermi nella quotidianità degli scritti rimasti appesi e in attesa di essere completati.

Innanzitutto, partiamo dal racconto che da il nome al blog: “Le brigate della morte” è nel limbo delle buone intenzioni. Prima o poi lo finirò e (solo) allora comincerò a serializzarlo in queste pagine. Preferisco fare così piuttosto che pubblicarlo a singhiozzo con attese spaventose tra una puntata e l’altra. Sempre che Simone Sarasso e Daniele Rudoni (i creatori di “United We Stand” – www.unitedwestand.it ) mi lascino vivere…

Al contempo, proseguo a tappe forzate la prima stesura degli altri due romanzi a cui sto lavorando contemporaneamente.

Il primo è il seguito, ambientato tra la fine del 2006 e il 2007, de “Il tempo è dileguato“. Tornano dunque gli Emanuele Mannino e la Susi Imparato odierni, nel caos napoletano del delirio monnezzaro, con gli scontri in piazza e le maxi operazioni antidroga della Procura napoletana. Il titolo: “Fino alla fine del mondo“. Un romanzo che m’impegnerà a fondo e a lungo, che resterà nel mio cassetto sino a 2009 inoltrato, visto che come al solito il soggetto è tracimato sino a diventare un fiume in piena. Nella mia testa è un tomo da più di settecento pagine, ma non escludo che possa essere addirittura più grosso, perché più guardo i due faldoni che ho sulla scrivania e che formano solo una parte dei materiali di riferimento, oltre agli innumerevoli libri, musiche, articoli, pdf e notiziole scaricate dalla rete, e più mi convinco che sarà un’impresa titanica finirlo…

L’altro è come già “Policeman Blues“, la proposta rivista e corretta di una storia della serie originale che, nelle mie intenzioni di universitario poco più che diciottenne, avrebbe dovuto essere il mio primo romanzo. Il titolo è “L’angelo caduto“, e raccontava cosa è accaduto alla Susi originale negli anni in cui era rimasta separata dall’altro Emanuele Mannino, il poliziotto che assomigliava a Robert Redford. La storia è stata rivista e corretta il giusto, gli è stato dato un nuovo antefatto e un nuovissimo finale.

Entrambi saranno poi pubblicati da me medesimo, in assoluta e totale controllo, dal produttore al consumatore, su www.lulu.com, www.ilmiolibro.it e www.boopen.it (negli ultimi due, però, il download “aggratis” non è previsto. Per cui siete avvertiti…)

See ya.

Mario

Chiaiano, Napoli, Italia, Mondo

(tratto dal blog di Beppe Grillo)

Padre Alex Zanotelli, per me una scheggia del cuore di Cristo, mi ha inviato questa lettera da Napoli. Il business dell’emergenza è il futuro della Campania, l’assicurazione sulla vita della politica inquinata. L’emergenza giustifica i mezzi e il fine sono sempre i soldi.

Carissimi,
è con la rabbia in corpo che vi scrivo questa lettera dai bassi di Napoli, dal Rione Sanità nel cuore di quest’estate infuocata. La mia è una rabbia lacerante perché oggi la Menzogna è diventata la Verità. Il mio lamento è così ben espresso da un credente ebreo nel Salmo 12:
“ Solo falsità l’uno all’altro si dicono:
bocche piene di menzogna,
tutti a nascondere ciò che tramano in cuore.
Come rettili strisciano,
e i più vili emergono,
è al colmo la feccia.”
Quando, dopo Korogocho, ho scelto di vivere a Napoli , non avrei mai pensato che mi sarei trovato a vivere le stesse lotte. Sono passato dalla discarica di Nairobi, a fianco della baraccopoli di Korogocho alle lotte di Napoli contro le discariche e gli inceneritori.Sono convinto che Napoli è solo la punta dell’iceberg di un problema che ci sommerge tutti.Infatti, se a questo mondo, gli oltre sei miliardi di esseri umani vivessero come viviamo noi ricchi (l’11% del mondo consuma l’88% delle risorse del pianeta!) avremmo bisogno di altri quattro pianeti come risorse e di altro quattro come discariche ove buttare i nostri rifiuti. I poveri di Korogocho, che vivono sulla discarica, mi hanno insegnato a riciclare tutto, a riusare tutto, a riparare tutto, a rivendere tutto, ma soprattutto a vivere con sobrietà.
E’ stata una grande lezione che mi aiuta oggi a leggere la situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania, regione ridotta da vent’anni a sversatoio nazionale dei rifiuti tossici.Infatti esponenti della camorra in combutta con logge massoniche coperte e politici locali, avevano deciso nel 1989, nel ristorante “La Taverna” di Villaricca”, di sversare i rifiuti tossici in Campania.Questo perché diventava sempre più difficile seppellire i nostri rifiuti in Somalia. Migliaia di Tir sono arrivati da ogni parte di Italia carichi di rifiuti tossici e sono stati sepolti dalla camorra nel Triangolo della morte (Acerra-Nola- Marigliano), nelle Terre dei fuochi (Nord di Napoli) e nelle campagne del Casertano. Questi rifiuti tossici “bombardano” oggi, in particolare i neonati, con diossine, nanoparticelle che producono tumori, malformazioni , leucemie.
Il documentario Biutiful Cauntri esprime bene quanto vi racconto.
A cui bisogna aggiungere il disastro della politica ormai subordinata ai potentati economici-finanziari.Infatti questa regione è stata gestita dal 1994 da 10 commissari straordinari per i rifiuti,scelti dai vari governi nazionali che si sono succeduti. In 15 anni i commissari straordinari hanno speso oltre due miliardi di euro, per produrre oltre sette milioni di tonnellate di “ecoballe”, che di eco non hanno proprio nulla : sono rifiuti tal quale, avvolti in plastica che non si possono nè incenerire, né seppellire perché inquinerebbero le falde acquifere. Buona parte di queste ecoballe, accatastate fuori la città di Giugliano, infestano con il loro percolato quelle splendide campagne denominate “Taverna del re “.
E così siamo giunti al disastro! Oggi la Campania ha raggiunto gli stessi livelli di tumore del Nord-Est, che però ha fabbriche e lavoro.Noi, senza fabbriche e senza lavoro, per i rifiuti siamo condannati alla stessa sorte. Il nostro non è un disastro ecologico -lo dico con rabbia- ma un crimine ecologico, frutto di decisioni politiche che coprono enormi interessi finanziari. Ne è prova il fatto che Prodi, a governo scaduto, abbia firmato due ordinanze:una che permetteva di bruciare le ecoballe di Giugliano nell’inceneritore di Acerra, l’altra che permetteva di dare il Cip 6 (la bolletta che paghiamo all’Enel per le energie rinnovabili) ai 3 inceneritori della Campania che “trasformano la merda in oro -come dice Guido Viale- Quanto più merda, tanto più oro!”.
Ulteriore rabbia quando il governo Berlusconi ha firmato il nuovo decreto n.90 sui rifiuti in Campania. Berlusconi ci impone, con la forza militare, di costruire 10 discariche e quattro inceneritori. Se i 4 inceneritori funzionassero, la Campania dovrebbe importare rifiuti da altrove per farli funzionare. Da solo l’inceneritore di Acerra potrebbe bruciare 800.000 tonnellate all’anno! E’ chiaro allora che non si vuole fare la raccolta differenziata, perché se venisse fatta seriamente (al 70 %), non ci sarebbe bisogno di quegli inceneritori. E’ da 14 anni che non c’è volontà politica di fare la raccolta differenziata. Non sono i napoletani che non la vogliono, ma i politici che la ostacolano perché devono ubbidire ai potentati economici-finanziari promotori degli inceneritori. E tutto questo ci viene imposto con la forza militare vietando ogni resistenza o dissenso, pena la prigione. Le conseguenze di questo decreto per la Campania sono devastanti. ”Se tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge (articolo 3 della Costituzione), i Campani saranno meno uguali, avranno meno dignità sociale-così afferma un recente Appello ai Parlamentari Campani Ciò che è definito “tossico” altrove, anche sulla base normativa comunitaria, in Campania non lo è; ciò che altrove è considerato “pericoloso”qui non lo sarà. Le regole di tutela ambientale e salvaguardia e controllo sanitario, qui non saranno in vigore. La polizia giudiziaria e la magistratura in tema di repressione di violazioni della normativa sui rifiuti, hanno meno poteri che nel resto d’Italia e i nuovi tribunali speciali per la loro smisurata competenza e novità, non saranno in grado di tutelare, come altrove accade, i diritti dei Campani …
Per questo sono andato con tanta indignazione in corpo all’inceneritore di Acerra, a contestare la conferenza stampa di Berlusconi, organizzata nel cuore del Mostro, come lo chiama la gente. Eravamo pochi, forse un centinaio di persone. (La gente di Acerra, dopo le botte del 29 agosto 2004 da parte delle forze dell’ordine,è terrorizzata e ha paura di scendere in campo). Abbiamo tentato di dire il nostro no a quanto stava accadendo.Abbiamo distribuito alla stampa i volantini :”Lutto cittadino.La democrazia è morta ad Acerra.Ne danno il triste annuncio il presidente Berlusconi e il sottosegretario Bertolaso.” Nella conferenza stampa (non ci è stato permesso parteciparvi!) Berlusconi ha chiesto scusa alla Fibe per tutto quello che ha “subito” per costruire l’inceneritore ad Acerra! (Ricordo che la Fibe è sotto processo).Uno schiaffo ai giudici! Bertolaso ha annunciato che aveva firmato il giorno prima l’ordinanza con la Fibe perché finisse i lavori! Poi ha annunciato che avrebbe scelto con trattativa privata, una delle tre o quattro ditte italiane e una straniera, a gestire i rifiuti.Quella italiana sarà quasi certamente la A2A ( la multiservizi di Brescia e Milano) e quella straniera è la Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua e la seconda al mondo per i rifiuti. Sarà quasi certamente Veolia a papparsi il bocconcino e così, dopo i rifiuti, si papperà anche l’acqua di Napoli.Che vergogna! E’ la stravittoria dei potentati economici-finanziari, il cui unico scopo è fare soldi in barba a tutti noi che diventiamo le nuove cavie. Sono infatti convinto che la Campania è diventata oggi un ottimo esempio di quello che la Naomi Klein nel suo libro Shock Economy, chiama appunto l’economia di shock! Lì dove c’è emergenza grave viene permesso ai potentati economico-finanziari di fare cose che non potrebbero fare in circostanze normali. Se funziona in Campania, lo si ripeterà altrove. (New Orleans dopo Katrina insegna!)…
Non abbandonateci. E’ questione di vita o di morte per tutti. E’ con tanta rabbia che ve lo scrivo.Resistiamo!”.Padre Alex Zanotelli, Napoli, 12 luglio 2008

1992-2008: In Memoriam

Paolo Borsellino

Agostino Catalano (caposcorta)

Emanuela Loi.

Vincenzo Li Muli

Walter Cusina

Claudio Traina.

Never forget.

Never surrender.

No Mercy.

Bolzaneto, Vergogna di Stato

Contro lo Stato

diazedit.jpgdi Giuseppe Genna
[Le opinioni qui espresse sono da considerarsi di responsabilità oggettiva solo e unicamente dello scrivente e non includono alcun coinvolgimento editoriale di chiunque altro scriva su questo blog. gg]

Il primo commento alla indegna sentenza che riduce la tragedia della scuola Diaz a una rissa in cui qualcuno ha alzato un po’ troppo il gomito (col gomito fracassando calotte craniche e lacerando tessuti) sarebbe che ha ragione Berlusconi. La Magistratura è da riformare. Ogni sentenza risulta disomogenea rispetto alle altre emanate per vicende consimili. Sui fatti nodali della storia italiana, i giudici non hanno giudicato niente. Sul passato devastato di questa nazione, i magistrati sono forcaioli in attesa di incrementare l’intensità con cui il passato non è devastato ma devastante. Avrebbe ragione Berlusconi e, di conseguenza, avrebbe ragione quello che non so più come definire (centro, pallida socialdemocrazia cristiana, incrocio genetico dell’a-politica…), insomma, quella roba rosa pallido lì: si dovrebbe riformare la Giustizia, ma finché c’è Berlusconi non lo si può fare.
E sarebbero giudizi sbagliati. Perché la sentenza sui fatti di Bolzaneto evidenzia che è lo Stato tutto, in qualunque sua funzione, a risultare compromesso, purulento, contaminante. Il giudizio va tracciato oltre ogni tentazione ideologica. Si ha da essere contro lo Stato.

Poiché, dopo giorni di scontro istituzionale sull’indipendenza del potere legislativo da quello esecutivo, garantito dalla Costituzione, tra i cui Padri non c’è quel figlio di puttana di Benjamin Franklin bensì quell’anima santa di Giulio Andreotti – dopo una battaglia all’ultimo finto sangue, poiché quello vero scorse alla Diaz, ecco come questa mascherata si risolve: con i poteri che si tutelano a vicenda e non smentiscono le lucide previsioni di chi, vivendo in stato statale, sapeva già da tempo che, al momento decisivo, lo Stato si sarebbe rinsaldato tutto di un colpo, escludendo il diritto alla verità di chi lo Stato rappresenta e di chi ne è a fondamento: cioè noi tutti.
Potrei dissertare filosoficamente all’infinito sulle teorie politiche che giustificano quanto sto affermando, e cioè che lo Stato è contro la natura della civiltà, dell’umanità, dei valori, della convivenza, dell’empatia e dell’amore. Altrettante teorie potrebbero essere scagliate contro questo personalissimo giudizio. Poiché, tuttavia, l’immediatezza del momento, con questa evidenza dell’indegnità del potere giudiziario a fronte di una patente violazione dei diritti personali e collettivi, solleva emozioni, risponderò con una citazione che mi sta a cuore, di cui non sto a enunciare né l’autore né l’opera – tanto, chi ha occhi per vedere vedrà e chi ha orecchi per ascoltare ascolterà:

Noi, rivoluzionari-anarchici, fautori dell’istruzione generale del popolo, dell’emancipazione e del piú vasto sviluppo della vita sociale e di conseguenza nemici dello Stato e di ogni statalizzazione, affermiamo, in opposizione a tutti i metafisici, ai positivisti e a tutti gli adoratori scienziati o non della scienza deificata, che la vita naturale precede sempre il pensiero, il quale è solo una delle sue funzioni, ma non sarà mai il risultato del pensiero; che essa si sviluppa a partire dalla sua propria insondabile profondità attraverso una successione di fatti diversi e mai con una serie di riflessi astratti e che a questi ultimi, prodotti sempre dalla vita, che a sua volta non ne è mai prodotta, indicano soltanto come pietre miliari la sua direzione e le varie fasi della sua evoluzione propria e indipendente.
In conformità con questa convinzioni noi non solo non abbiamo l’intenzione né la minima velleità d’imporre al nostro popolo, o a qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi ma, persuasi che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti piú o meno sviluppati dalla loro storia, nelle loro necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo deve, per la sua medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a subordinarlo a un’organizzazione e a fini che gli sono estranei noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di Stato, nemici di un’organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà essere felice e libero solo quando, organizzandosi dal basso in alto per mezzo di associazioni indipendenti e assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente libere di uomini e di partiti, creerà esso stesso la propria vita.
Queste sono le convinzioni dei socialisti rivoluzionari e per questo ci chiamano anarchici. Noi non protestiamo contro questa definizione perché siamo realmente nemici di ogni autorità, perché sappiamo che il potere corrompe sia coloro che ne sono investiti che coloro i quali devono soggiacervi. Sotto la sua nefasta influenza gli uni si trasformano in despoti ambiziosi e avidi, in sfruttatori della società in favore della propria persona o casta, gli altri in schiavi.
È chiaro allora perché i rivoluzionari dottrinari che si sono assunta la missione di distruggere i poteri e gli ordini esistenti per creare sulle loro rovine la propria dittatura, non sono mai stati e non saranno mai i nemici ma, al contrario sono stati e saranno sempre i difensori piú ardenti dello Stato. Sono nemici dei poteri attuali solo perché vogliono impadronirsene; nemici delle istituzioni politiche attuali solo perché escludono la possibilità della loro dittatura; ma sono tuttavia i piú ardenti amici del potere di Stato che dev’essere mantenuto, senza di che la rivoluzione, dopo aver liberato sul serio le masse popolari, toglierebbe a questa minoranza pseudorivoluzionaria ogni speranza di riuscire a riaggiogarle a un nuovo carro e di gratificarle dei suoi provvedimenti governativi.
Ciò è tanto vero che oggi, quando in tutta l’Europa trionfa la reazione, quando tutti gli Stati ossessionati dallo spirito piú frenetico di conservazione e di oppressione popolare, armati da capo a piedi di una triplice corazza, militare, politica e finanziaria e si apprestano sotto la direzione del principe Bismarck a una lotta implacabile contro la Rivoluzione Sociale; oggi, quando si sarebbe dovuto pensare che tutti i sinceri rivoluzionari s’unissero per respingere l’attacco disperato della reazione internazionale, noi vediamo al contrario che i rivoluzionari dottrinari sotto la guida del signor Marx prendono dappertutto il partito dello statalismo e degli statalisti contro la rivoluzione del popolo.

Ora, mi sia permesso aggiungere qualche breve nota personale. E cioè che io mi vergogno non soltanto di vivere in uno Stato la mia esistenza che forzosamente è resa miseranda dalla struttura statuale stessa, ma mi vergogno maggiormente a vivere in questo Stato; mi repelle qualunque istituzione, che si forma per necessità tutt’altro che naturali e popolari, ma per imposizione non contestabile da chiunque, che si ritrova immerso in questo habitat da quando è demilienizzato a un giorno dalla nascita e, anche se poi si mette a contestare questo condizionamento totalizzante (che è tale poiché lo Stato è un ente totalitario), comunque finirà a morire in un ospedale senza avere sortito nulla, e chi rimane dovrà pure essere grato perché lo Stato garantisce un posto di merda dove morire; sono orripilato quotidianamente dalla visione delle cosiddette Forze dell’Ordine, che con l’Arma dei Carabinieri sortiscono il massimo gradimento e fiducia dei miei concittadini, e si stanno visibilmente moltiplicando sotto i miei occhi, godendo di leggi fatte all’impromptu per permettere loro un controllo ancora più serrato sulle persone, non bastando il fatto che, trascorsa la stagione di Piombo, non sono state ancora abrogate le leggi restrittive emanate ai tempi da Francesco Cossiga, cosicché senza accorgersi i miei concittadini vivono in uno stato di guerra legislativo, senza che ci sia più quella guerra; mi viene da vomitare al pensiero che si sorveglino militarmente inesistenze e astrazioni dette “confini”, purissimi atti di volontà di potenza che nessun geomorfismo giustifica; sono angosciato dal fatto che lo Stato permetta a difensori e pm e giudici di trattare donne violate come le tratta in quelle enclave che sono le aule giudiziarie; sono sconvolto dall’aberrazione dell’ideologia trionfante (quintessenziale all’idea di Stato stesso) della pena, questo protocollo per cui, anziché arrivare a una civiltà, si invera in forma legislativa l’occhio per occhio e il dente per dente, appalesando con somma serenità e assenza di opposizione qualunque la reale natura vendicativa dell’istituzione stessa, che condiziona chiunque; sono sconcertato dall’assoluta assenza di reazione coscienziale di chi abita con me in questo che, prima che uno Stato, è un luogo, puramente e semplicemente un luogo, dove si è sviluppata una lingua comune e peraltro la lingua più poetica del mondo moderno.
Il mio pensiero va agli ultimi tra i calpestati dallo Stato, che sono i massacrati della Diaz. Si aggiungono a una teoria infinita di persone, non di cittadini, per cui non c’è stata la tanto vantata tutela dello Stato, perché non può esserci, e dunque sarebbe anche inutile aspettarsela o berciare, come sto facendo, perché non c’è. E dico le vittime e i colpevoli tutti, tutti gli abitanti di questo luogo, che ha una storia cangiante e multiforme, che non si trova nei manuali di storia statale che vengono comminati nelle scuole, per l’attuale disinteresse delle giovani generazioni, le più condizionate che abbiano calcato questa penisola e vissuto in questa civiltà, erettasi su fondamenti etruschi e cioè asiatici, greci, mediorientali, ebrei, arabi, normanni, tedeschi, francesi, spagnoli, africani, cinesi e, purtroppo, sì, anche vaticani.
Concludo citando quello di prima, perché si comprenda che non a caso ho citato il connubio vomitevole di cui l’Italia è attuale avanguardia residuale (un paradosso che da solo qualifica questo posto in cui stiamo) – quello tra Stato e Chiesa, cioè tra Idea dello Stato e Dio. Buon futuro a tutti, concittadini, ovverosia voi che vi sentite cittadini

Dio appare, l’uomo si annienta; e più la Divinità si fa grande, più l’umanità diventa miserabile. Ecco la storia di tutte le religioni: ecco l’effetto di tutte le ispirazioni e di tutte le legislazioni divine. Nella storia, il nome di Dio è la terribile vera clava con la quale tutti gli uomini divinamente ispirati, i “grandi geni virtuosi”, hanno abbattuto la libertà, la dignità, la ragione e la prosperità degli uomini.
Abbiamo avuto prima la caduta di Dio. Abbiamo ora una caduta che c’interessa assai più: quella dell’uomo, causata dalla sola apparizione di Dio o manifestazione sulla terra. Vedete dunque in quale orrore profondo si trovano i nostri cari ed illustri idealisti. Parlandoci di Dio, essi credono e vogliono elevarci, emanciparci, nobilitarci, ed al contrario ci schiacciano e ci avviliscono. Col nome di Dio, essi immaginano di poter edificare la fratellanza fra gli uomini, ed invece creano l’orgoglio e il disprezzo, seminano la discordia, l’odio, la guerra, fondano la schiavitù.
Perché con Dio vengono necessariamente i diversi gradi d’ispirazione divina; l’umanità si divide in uomini ispiratissimi, meno ispirati, non ispirati.
Tutti sono egualmente nulla davanti a Dio, è vero, ma confrontati, gli uni agli altri, alcuni sono più grandi degli altri; non solamente di fatto, ciò che non avrebbe importanza perché una ineguaglianza di fatto si perde da se stessa nella collettività quando non può afferrarsi ad alcuna finzione o istituzione legale; ma alcuni sono più grandi degli altri per volere del diritto divino dell’ispirazione: il che costituisce subito una in eguaglianza fissa, costante, pietrificata.
I più ispirati devono essere ascoltati ed obbediti dai meno ispirati e questi dai non ispirati.
Ecco il principio di autorità ben stabilito e con esso le due istituzioni fondamentali della schiavitù: la Chiesa e lo Stato.

Schediamoci Tutti!

ANCHE NOI SIAMO ROM

E I BAMBINI ITALIANI SONO TUTTI UGUALI

La legittima repressione della microcriminalità non può diventare l’alibi delle Istituzioni per lanciare una campagna d’odio verso un’etnia e tanto meno per attuare una “schedatura” su base etnica di persone che non hanno commesso alcun reato, compresi i minori.

Oltre la metà degli appartenenti alle comunità Rom e dei Sinti in Italia sono cittadini italiani e cittadini dell’Unione europea a tutti gli effetti. Sottoporli a schedatura, rilevare le impronte digitali dei loro bambini, vìola apertamente i diritti internazionali dell´uomo, le norme e i trattati dell’Unione europea, la convenzione sui diritti dell’infanzia. E viola l’art. 3 della nostra Costituzione, che afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

Le generazioni uscite dal dopoguerra non avevano mai conosciuto provvedimenti volti a marchiare un’etnia, a sottoporla a schedature indipendentemente dalla cittadinanza. Perciò non possono non riandare alle testimonianze di tempi lontani e non avvertire tutta la gravità di quanto sta accadendo in una diffusa indifferenza.

E’ nostro dovere etico, civile, spirituale persino, guardare con rispetto ai diritti di tutte le minoranze. Chiediamo perciò ai cittadini democratici e responsabili, a coloro che “sanno”, a coloro che “intuiscono” i rischi della Storia, di opporsi al razzismo e a chi lo fomenta per fini politici. Per fermare subito la catena dell’odio e delle discriminazioni.

Il 14 luglio troviamoci a Milano dalle 18 alle 20 in piazza dei Mercanti


Lì ci schederemo tutti. E manderemo le nostre impronte digitali di cittadini italiani al Ministero dell’Interno