Il maresciallo Ambresi

IV.

Ore 08.04, 12 Aprile 2013.

La locale tenenza dell’Arma dei Carabinieri, a Casal di Principe.

Il maresciallo Fernando Ambresi, comandante della locale stazione dei Carabinieri sita in Casal di Principe, era un tipo pacifico.

Aveva pacificamente compreso, sin dal suo arrivo in terra casertana, di trovarsi in un avamposto di frontiera, giacca blu in mezzo ad un territorio di indiani ostili.

Ed altrettanto pacificamente aveva deciso di non fare la guerra a nessuno.

Almeno se voleva restare vivo.

E lui voleva restare vivo, sino alla pensione.

Pensione alla quale non mancava molto, oramai.

Aveva deciso di non fare la guerra a nessuno. Aveva deciso di chiudere gli occhi sull’intenso traffico notturno di camion che passavano per la sua contrada e che trasportavano carichi non meglio identificati, sullo spaccio di droga, sul traffico di clandestini e di braccia, ad opera del caporalato, nei periodi estivi, con la raccolta dei pomodori.

Gli uomini al suo comando, del resto, erano molto pochi: due appuntati semplici, un appuntato scelto, e tre carabinieri, uno dei quali addirittura di leva.

E nessuno di essi con specifica conoscenza né esperienza sul campo di lotta alla criminalità organizzata. Un’auto di servizio, una fiat Punto che aveva visto giorni migliori, una sola mitraglietta Beretta M12, custodita in un armadio blindato del quale solo lui aveva la chiave.

Due armadi cadenti, ricolmi di faldoni per denunce di piccolo o nessun conto, schiamazzi notturni e segnalazioni per infrazioni al foglio di via.

Il massimo che poteva capitare era qualche tossico che scippava, ma doveva essere proprio in crisi profonda. E il maresciallo sapeva che quello non sarebbe mai accaduto: pensavano i Di Cosimo ad assicurargli che i drogati non infrangessero la mutua tregua che si era installata tra loro e i tutori dell’ordine di quel paese.

In cambio di quel tacito patto di non belligeranza, a Natale e Pasqua non mancavano mai i pacchi dono ricolmi di specialità locali.

Grandi corbeille di fiori freschi abbellivano il salotto del suo appartamento ad ogni anniversario di matrimonio e ricorrenza di compleanno ed onomastico della sua signora.

Una vita tranquilla in una tenenza tranquilla.

Almeno sino a quel 12 aprile 2013.

Aveva distaccato i suoi uomini alla sorveglianza dei seggi elettorali, tre in tutto il paese, di supporto al manipolo di soldati che erano arrivati da Napoli.

La tenenza era praticamente vuota, a parte lui e il carabiniere di leva.

Un silenzio e una pace assolute.

Un silenzio e una pace interrotte all’improvviso: un suono terrificante, una esplosione improvvisa e violentissima che aveva ferito le compassate orecchie del maresciallo.

E dopo l’esplosione, spari. E poi un’altra esplosione, ancora più terrificante della prima. Altri spari.

Raffiche di spari. Armi automatiche.

Prima lontane, poi sempre più vicine.

E Sirene.

Sirene spiegate di gazzelle che arrivavano nel cortile, scortando un cellulare nero come il carbone, inchiodando e facendo stridere i freni delle auto

Dalle auto scesero di corsa uomini pesantemente armati e con i volti coperti da cappucci neri come la pece.

Il carabiniere di leva sgranò gli occhi.

Non capitava tutti i giorni di sentire sparare in mezzo alla strada e di vedere poi un gruppo di uomini del Ros piombare all’improvviso nella tenenza.

Uomini del Ros che scortavano un prigioniero.

E “che” prigioniero.

Luigi di Cosimo. Geronimo.

Il capo clan, ridotto in catene, sembrava un uomo come tutti gli altri.

Il maresciallo sbiancò in voltò. Geronimo sorrise ironicamente al suo indirizzo mentre gli passava accanto, stretto in mezzo a due operatori che lo tenevano per le braccia, legate dietro la schiena con delle manette di plastica dura.

Chi comanda qui? – urlò l’ufficiale in comando del Ros.

Io… – rispose timidamente. – Io. Sono il maresciallo Ambresi.

Venga con me, maresciallo. Abbiamo un problema da risolvere!

Prego. Da… da questa parte. – disse lui.

Lo prese sottobraccio e lo trascinò di peso verso il suo ufficio.

Ambresi non faceva che pensare a Geronimo.

E tremare.

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2 commenti

  1. Ciao Mario. Oggi ha visto, o meglio, rivisto la luce anche il mio spin-off di United We Stand: Skysoldiers.
    Sei stato prontamente inserito nel blogroll e spero vorrai concedermi l’onore di apparire nel tuo.

    Buona giornata.
    Nyk

  2. ciao Mario dai un occhio qui:
    http://rivistaculturale.blogspot.com/2008/04/vito-ferro-condominio-reale.html

    e in generale tutta la rivista promuove rapporto autori esordienti, case editrici, pubblico…


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